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lunedì 7 settembre 2009

Noi,quelli della"MECAP"...PE GENERESCION,ragazzii a modino con sani principi


La rifiholona…macché ve la rihordahe?
Quella menaha di festa pe’fa’arricchire i mestihatori che vendéano lo stucco a peso d’oro?
C’è irraster che s’è compraho la casa ni’Casentino(in qui’cazzo di posto che si chiama Pratarutoli…o quarcosa di’genere) co’la scusa di facci dièrtire a scaracchiare caccole di stucco in que’tubi di’cazzo!
Quelli ‘un po’ più grandi di noi,l’eran cresciuhi co’i’mito di’pirulino.Lo spunto di’ laòro minorile e sottopagaho l’è stato daho da quelle mezze seghe che si mettéano,sulle panchine de’giardini sott’i’ sole de’primi di settembre,a fare strisce di carta a mazzetti e a legalle co’un elastiho pe’poi infilassele nella cinta de’carzoni,da ‘ndo spenzolaàno pronte all’uso.Capacità e abnegazione tali da smòere l’interesse di murtinazionali in cerca di manodopera a buon mercato .Sarà questa dedizione a strappare queste strisce della larghezza giusta(troppo stretta no perché si disfaceva,troppo larga invece i’pirulino si…strozzàa),a avvorticiolassele intorno ai’pollice e all’indice,pe’poi sbiascicare la parte finale della striscia in modo che la “saliva”facesse da collante pe’tenere tutto insieme,che purtroppo creerà questo nefasto fenomeno.Ma ‘unn’era finiha qui,i’corpo finale l’era ciucciare la punta facendo roteare i’pirulino…Porca m…,ma che si facéa i de’pompini senza accorgisene!!!
Mayala…!Sai come sarebbe staho se l’aèssero fatti anche le femmine…i pirulini.Sai come ci sarebbe venuho i’mar di pancia a vedegnene fare…attro che stucco,vieni qua,dammi la… RIFIHOLONAAAA!!!
Quarche leggenda metropolitana racconta che i pezzi di merda più pezzi di merda,mettessero gli spilli in cima ai’proiettile di carta,e mirassero alle gambe delle figliole in gonna.Ciò ha fatto sì che nascesse la moda de’gìinse pe’le ragazze…e noi che si credéa fosse staha una scerta spontanea pe’sembrà più…fihe!
Rimanendo “ai’missilino di carta”,c’è da dire che ‘un venìa usaha una carta quarsiasi.La prima scerta cadeva su quella de’quaderni,ma corrispondéa anche alla prima scerta de’nostri genitori tra i motivi pe’quali pigliacci a nocchìni ni’ccapo.Allora si optàa pe’quella delle riviste patinahe che la mamma avéa belle letto,attrimenti l’eran nocchìni un’artra vòrta.In urtima ipotesi c’era quella di’giornale quotidiano,ma dopo aver daho la ciucciaha finale,t’andài a giro pe’una settimana co’scritto su’labbri:“LA NAZIONE”.
Comunque pe’noi “l’Era de’pirulini” l’era ai’tramonto,noi s’è vissuto l’avvento dello stucco.
C’era du’modi pe’prohurasselo:andasselo a comprare da i’mestihatore o ruballo da’furgoni de’vetrai.
I’panetto si appiccicava ‘ntorno alla cerbottana che veniva prohurata dopo ave’fatto mille considerazioni:la prima regola l’era non compralla dai cartolaio (i’buon vecchio:Vinicio)perché,ortre a fattela pagare uno stonfo,faceva anche cahare.L’era di plastica e di buho largo,e si sa…di buho largo l’è bòna poha roba! Tanto da dover fare i pallini di stucco grossi come mandarini, caratteristica da scartare a priori onde evitare d’essere sempre a ricomprare lo stucco o andare a ri-raccattallo dopo aéllo sparaho,ma ci si mescolàa i’brecciolino.La più gettonaha veniva rihavata dalle bacchette pe’le gabbie degli uccellini,che le si troàvano dai’civaiolo(i’buon vecchio Filippini.Quanta panchina…).L’eran stecche lunghe un metro e le ‘un costavano una sega,bisognava però taglialle in due(così s’avéa quella di riserva o pe’la doppietta)perché sennò si piegàa e la mira andàa a fassi fottere.I’difetto l’era che l’erano zigrinahe e in quelle righe ci rimanéa tutto lo stucco.
Quelle professionali,invece,le si troàvano dall’elettricista (i’buon vecchio Fiaschi) e l’eran d’ottone,indeformabili(quasi),ma con la filettatura in cima e in fondo.
Siccome le battaglie l’eran sempre più agguerrihe,una cerbottana ‘un bastàa mai e allora si ricorreva alla doppietta o anche alla tripletta,corredahe di impugnature tipo mitra.Questa l’era la fase che entraàno in gioho gl’acchiappini pe’i’buhato e delle crisi isterihe delle mamme e delle nonne,quando si troàvano co’i’catino pieno di panni pesi spiombahi da tendere,e arrivando a’fili de’panni s’accorgevano che gli s’eran poppahi tutti.L’acchiappino…opscional immancabile e multifunzionale:potéa fare da distanziatore pe’la doppietta,e da impugnatura pe’quella stile mitra.
Anche pe’lo stucco esistevano le cosiddette armi non convenzionali…e l’erano delle bacche rosse che crescevano nelle siepi d’Isola (solo in quelle…),nome originale: “GERMOGLIUS DI SIEPUS DI PIAN DI FANFANUS”.L’erano grappoli di ‘hesti pallini che nascosti dentro lo stucco quando t’arriàvano nelle gambe o ne’bracci ti facéan moccolare da i’male.
Tutto potéa essere un bersaglio:le nonnine sulle panchine,che quando andaàno dalla parrucchiera,questa,in quelle teste cotonahe, la ci trovàa aimmeno un etto di stucco.Poi ci si diértiva a sparare agl’autobùsse di passaggio,pe’ la felicità de’passeggeri a’finestrini che ci rimettevan gl’occhi come pe’sputar pe’terra.Ai piccioni,a’cani,a’gatti…e alle fihette compagne di classe.Via,via che ci s’avvicinàa ai’7 Settembre,la mira si faveva sempre più infallibile,peccaho che i’giorno della Rifiholona ci s’era belle rotti i coglioni di stare a finire i’fiato in que’tubi di merda e si’tornàa a giocare a pallone lasciando godere la seraha alle femminucce co’le loro…RIFIHOLONE.
“Passalaaaaaa….”

mercoledì 10 dicembre 2008

Noi quelli della Mecap…pe generèscion:ragazzi a “modino” con sani principi!


L’AVVENTO DE’…GIOHINI!

Noi si fa parte di quella generazione che ha vissuto l’avvento dei…”Videoghèims”. Ai’barre però… In casa ancora ‘un c’erano arriàti,eppoi stiaffacci un popò di coso grooso a qui’modo chellì l’era da fave.Anche se quarcuno i’carcino in camera ce l’ha messo…
Fino a qui’momento l’era esistiho,solo e incontarstaho,i’Flipper. Quella specie di bara in discesa,appoggiaha quattro gambe metallihe con di già incorporata la lapide,che anziché riportare i’classiho epitaffio,facéa girare all’impazzaha i conta punti e invece della foto di’caro estinto e c’era raffiguraho o i giòlli delle carte o anche delle belle passerone in stile pin-appe.Ma da qui’momento in poi arriàrono i…”giohini”!!!
Noi pe’fare “…un giohino”,s’andaha a cercare lo spicciolo a giro pe’la casa e si scendéa ai’barre o da “i’Bomba” o alla “Floria…” e s’imbuhava in quella fessura verticale (per ora,e pe’tanto ancora si sarebbe conosciuto solo quella!)Di frequente la si pigliaha a pedahe perché ci “bollava” i ‘hattrini.Tu imbucavi,la scritta “CREDIT” rimanea a zero e allora…giù legnahe!Iprimi moccoli sono da imputare a quelle dannahe macchinette che ci trasformavano in demòni pe’ poi andare,finiha la partitina,a catechismo... Se t’avéi le 500lire di carta,’unn’era un problema:“Dario,me li cambi?”E Dario te li cambiàa…ai’volo.Pròa ora a fatti cambiare i sordi in un barre o in un circolo.Coi’cazzo!!!
Prima invece,guai,a fassi troàre senza spiccioli perché “i giohini”l’erano i’vero “busco” insieme ai’biliardo e alle “carte”. Intorno a quei tabernacoli di legno verniciaho di nero,co’le fiancahe che riportaàno i’titolo di’giohino,e s ’era sempre quattro o cinque.
Finiha la partiha tu ti dovéi spostare,du’partihe di fila(ancora ‘un si conosceva i’detto:”due senza leàre”,e forse… nemmen’ora) ‘un c’era verso di fanne. Quelli che l’erano a vedetti giohare,e che in cuor loro “pregàano” da fa’schifo,ti sbarbaàno dalle manopole o da’tasti ancor prima che comparisse la scritta “GHEIME OVER”,e a qui’punto l’era una guerra a chi imbuhava pe’primo e s’aggiudihava i’diritto di giohare. I’MURO…SPEIS INVADERS…PAC MAN…FROGGHE…OLIMPIGGHEIMS…MONCHEI DONCHEI (o quarcosa di’genere) con tutta la serie di quell’operaio assenteista di MARIO BROSSE.eFORMULA 1 della Sega(anche se l’era meglio dire “seghe da …formula 1!”),questi i titoli che hanno maggiormente influito sui’ “baggiet” familiari de’nostri genitori. Pe’quarche anno siam rimasti vittime di quei tre cazzo di tasti,rotondi e concavi,studiahi apposta pe’accogliere meglio i nostri polpastrelli: “lefte”,”ràitte”(d’un colore) e “fair”,i’nostro fòho(rigorosamente rosso!).Boia,s’era padroni di’mondo!!! Poi ‘un s’andàa più solo a lefte e a raitte ma anche a “appe” e a”…dàun”(‘io berva!),allora sì che si cominciàa a bestemmiare,ma in soccorso di’nostro spirito arriò la manopolina.Una specie di penna infirzaha nella base della tastiera,co’la parte finale a punta.
A pensacci bene,chi creava queste diabolihe macchinette,dovéan’essere de’sadici bastardi .L’era una vera e propria arma di tortura.
Tu’l’agguantavi coi’parmo della mano,ma(diàne)i’sudore te la facéa scivolaredi continuo e tu tornavi a casa che tu’sembrai i’nipote di Padre Pio:t’avéi delle stimmate che lungo la strada pe’tornare a casa tu’lasciài la scia di sangue.I’giorno dopo(co’la mano fasciaha),facendo esperienza de’tu’sbagli,tu’movéi questa cazzo di manopola coi’pollice e l’indice,dandogli delle “sgozzahe” laterali. E questa tènniha garantiva anche una velocità d’azione superiore:s’andàa come le fiammahe. Ma dopo du’partihe t’eri punto e a’ccapo tu ti ritroàvi con du’vesciche alle mani che pareano i cuscinetti d’aria della carta co’le bolle da imballaggio. Ma’un ci s’arrendéa…se nella mano ci son cinque diti,vor dire che ci son quattro spazi e allora si scalava tra l’indice e i’medio…E s’era fave di nulla!!! Si tornàa a casa in delle condizioni penose,ma i’cazzo ci girava non pe’i’male,ma perché ‘un s’era fatto i’recorde o quarcuno ce l’avéa battuho… Ridotti così icché si facéa?Si stàa a guardare gl’attri?’Gnamo ‘un po’ di “gnegnero”!
O ‘un son due le mani! Però ce i’problema che la leva l’è solo da una parte… E allora s’incrocia le braccia (nooo fermo Isola…non pe’lo sciopero!!!):la mano assegnaha a sparare va sulla manopola e quella “dilaniaha”su’tasti… Cazzo,un dito bòno ci sarà rimasto pe’pigialli.Fatto!!! Fatto una sega.Le saranno fatte di ciccia tutt’e due,no??? S’arrìa quindi ai’punto che ci siam fottuhi anche quell’attra e ortre a fass’imboccare dalla mamma pe’mangiare,ora ‘un ci toccava che stare a guardare. …a guardare,ecco!!!
Durante ogni partiha c’è sempre uno che ‘un giòha mai e che guarda soltanto.Uno che conosce a memoria tutti i trucchi e gli schemi.Colui che fino ad ora t’hai pensaho ti portasse sculo, ma che ora tornàa di comodo: “Da retta,oh “guardone”… oh “compagno di merende”,che ti va di fare una partitina a mezzo?”
“No,’un posso ‘un c’ho sòrdi…”
“ ’Un ti preoccupare,imbuho io”
“Allora va bene! Icché si fa?Uno schema per uno?”
“Ma allora ‘un t’hai capito un cazzo!...se potèo fare uno schema da solo,potèo giohare anche tutta la partiha! Tu’mi dèi prestare una mano…quella della manopola.E mòvila solo quando te lo diho io”
“Va bene…”
“Vai da una parte sennò ‘un vedo un cazzo!”
“Ma così ‘un vedo io…”
“Porc…t’ho detto di stare da una parte,’unn’importa se ‘un tu’vedi nulla…quando ti do i’via mòvila…”
Poi magari tu’facevi i’recorde in quella partita chellì,ma sulla tastiera t’avresti scritto solo i’tu’nome… “Da retta,ma chi ha imbuhato i sòrdi…io o lui?”
A quei tempi sì,che ci si voléa bene e ci si rispettava.Questa si chell’era amicizia senza interessi. Ovviamente,una vòrta risargiha la stimmate,quella fava che t’avéa una…mano,‘un tu’l’avresti più salutaho. “…pe’far’icché!” Comunque,da que’tempi in poi arriàrono L’ATARI,i’SEGA,I’COMMODORE,I’NINTENDO,LA PLEISTESCION 1,LA…2 E LA…3.L’XBOX e ora quella menaha ‘ndo’ Panariello nella pubblicità fa a cazzotti con qui’pezzo di fiha…Ecco li sì che ci si “sbuccerebbe” volentieri anche ora a quest’età cheqquì.E magari si fa anche una partita a mezzo…
“Piglia in mano la…”manopola”…ecco così bràa…abbassa i’capino,bòno sì,così!Mòvilo…quan…do…te lo…diho…io…e a modino…ecco…così…brava,brava….bra-vaaaaaaa…
“Voi di dietro ‘un rompehe i’cazzo tanto ne fò…un’attra!!!”

giovedì 6 novembre 2008

Noi quelli della Mecap…pe generèscion:ragazzi a “modino” con sani principi!


L’ARBUM DELLE…”FIGU”
(…quello de’carciatori Panini!)

Si torna a scriére degl’anni che furono,perché siam troppo legahi a que’giorni.Siam troppo attaccahi a qui’ periodo pe’lasciallo scìolare via traòrto dalla “globalizzazione”de’ divertimenti,che…c’è pòho da fare,ha sconvòrto i nostri rihordi.Se ci si pensa ,ell’è così…ma l’è così anche se ‘un ci si pensa…sì va bene l’abbozzo. Forse ci siam rimasti attaccahi in modo quasi morboso,perché l’è vero che son passahi venti o trent’anni ( e ‘un son pohi)ma ci son stahi strappahi via e rottamahi come troppo fòri moda. Gl’anni a seguire son stahi anni in do’ tutto l’ha subìho un’accelerazione spaventosa,e lo spazio temporale s’è dilataho ai’massimo. O s’è compresso…boh,ma so’na sega ’un son miha un fisiho!

Siamo all’elementari.
Mancano du’minuti all’uscita.
Tutti fòr di classe a dassi spunzonahe pe’staccare pe’primi i’giubbotto dall’attaccapanni,neanche ce ne fosse uno di meno pe’i’quale l’urtimo arriàto rimarrebbe ‘gnudo.Ci si sfrahassa sulla stiena qui’ popò di cartella o zaino che,diàne,c’avéano un be’coraggio a organizzare i corsi di gennastiha correttiva pe’la scoliosi…come se ‘un fosse corpa di quei libri di merda che ci facéan portare avant’indietro.
A senti’loro paréa che la scoliosi la cascasse dai’cielo…
Siamo in fila pe’due(mayala che palle!),e di sicuro pe’la mano ci s’ha la più brutta della classe o i’più antipatico e prepotente che te la sta già facendo scricchiolare. Senza pensare che s’era scaccolaho fino a un minuto prima e co’i’sòno della campanella ‘unn’ha fatto nemmen’in tempo a appiccicalla sott’i’banco o alla maniglia della porta della classe. Ma perché in fila pe’tre mai?
Dio bonino,in modo aimmeno d’aére la possibilità di troàssi una fiha da quell’attra parte.O sennò ci potéa essere i’tu’amiho di’ccòre che ti potéa aiutare a tirare una pedaha ne’coglioni a qui’bastardo che ti stava stritolando la mano…e invece no.Sempre maledettamente pe’due.
Drrììììììììnnnnn!!!Sòna la campanella ,siamo liberi.
Chi c’è a pigliammi?Cazzo…la Nonna!”.
La nonna ‘un dice mai di no quando tu’gli chiedi di compratti le…”figurine”!
“Nonna,nonnina…quanto tu’mmi sei mancaha oggi mentre ero a scuola…”
“ ’Gnamo ruffiano di merda,dimmi quante cazzo di bustine ti dèo comprare oggi. Accidenta alla rimayala di to’mà,pòra donna anche lei. Ma quella sera ‘un potéa…!Gli son mancaha…e tu’c’hai un be’coraggio!!!”
“Cinque bustine,nonna compramene cinque…e basta!”
“Facciamo due,faccia di’merda”
“No nonna,due l’è pari. Porta sculo!”
“Allora tre!O oggi a scuola t’hanno insegnaho chell’è pari anche tre…”
“O nonna lo sanno tutti che dopo i’due viene i’tre,ma… i’quattro vien da se!Però l’è pari un’attra vòrta,vedi i’cinque l’è perfetto!”
“T’ha’ sempre ragion te!A Firenze dihano che la ragione l’è de’bischeri…a me mi sembra che se la piglino sempre i pezzi di merda viziati…!Tòh piglia i quattrini e lèati di ‘ulo,mòviti!Vai da Vinicio e torna subito a casa,io m’avvio…mi ci ‘òle tre ore a salire quelle scale di’cazzo!”

Vinicio,i’giornalaio di Bellariva,affonda quelle manone nella scatola e tira fòri un “ventaglio” di bustine,le conta e te le da’.E ora? E ora dipende tutto da te e da…i’rito. Come quale rito!Dipende da come s’apre la bustina,dipende da’icché si farfuglia mentre si strapp’i’bordo,dipende se le si guardano via via che s’apre una bustina o le si guardano tutt’assième alla fine.
”L’apro da’i’davanti o da’i’dietro?Porca puttana,’un mi rihordo com’ho fatto l’attra vòrta quando ho troàto l’introvabile scudetto della “Fiore”…sì ecco andavo a zoppino e cantavo “Firenzesantamarianovella”! Vediamo se funziona…célo,célo,célo,célo…e cèlo!Mavvaffanculo Pupo!Te Santamarianovella e la bocchinara e zoccola della tu’sorella!250 lire buttahe via e i’bello l’è che qui’disco di merda me lo son fatto regalare pe’Natale…Pupo,speriamo ‘un tu’cresca più!”
Ma i doppioni ‘unn’eran inutili,’unn’eran’quattrini “bruciahi”come quelli a’giorni d’oggi dai’Dauggiònse,da Uòlstritte o da Piazzaffari!
Oltre a strappatti le tasche di’grembiule,qui’mazzo di figu che ‘un tu riuscìi a tenere co’una mano sola e tu legài con du’elastici “a croce” l’era moneta sonante e ‘un conoscéa inflazione.Solo a una cosa ‘unn’eran bòni:pe’la fiha!
Ma a que’ tempi ‘un ce ne potéa fregare di meno,’un c’era nemmeno i’problema delle seghe e de’brufoli…
Qui mazzo avéa ragion d’esistere durante le febbrili trattative a ricreazione dove si gettavano clandestinamente le basi dell’accordo,che si realizzava in scambio in altra sede ,ma a vòrte tutto quello che sembrava ormai concordaho,veniva rinegoziaho a causa d’un rilancio dell’urtimo momento.
Gli scambi migliori l’eran quelli con bambini d’un isolato più in là…quelli che i’su’mazzo l’avéan creato comprandole a un’edihola dièrsa dalla tua.Ecco perché s’organizzavano veri e propri tùr d’acquisto a giro pe’i’rione,in virtù della leggenda che in piazza Arbèrti o in via de’Santisse c’avéano quelle bòne!!!
Quando le mancanti cominciàano a essere veramente pohe la tu’nonna ,credente e cattolica convinta, cominciava a smadonnare perché s’era rotta i coglioni di sputtanare sòrdi.L’era un problema anche rimpinguare i’mazzo di doppioni che via via s’assottigliàa vistosamente pe’accaparrassi una…o due “mancanti”.
Ed ecco allora quella che si potrebbe paragonare all’economia creativa d’oggi:si troàva la preziosissima ”mancante” e si promettéa(senza aènne possesso)una contropartita adeguata,ci si faceva fare un “prestito” di dieci o quindici “figu” e ci si buttava in que’giohi inventahi pe’l’occasione: ”battìno”…”soffìno”…”letterina”…e “buttino”!
Quella che oggi chiamano “vendita allo scoperto”,e che in questo momento di crisi delle borse e di recessione mondiale l’è vietaha.
‘Un si sarà stahi miha noi a innescare tutto…questo casino d’oggi!!!
Ni’ “battìno”, si dichiaràa la “posta” e si metteva sui’piatto:due o tre “figu” per ognuno,le si piegavano leggermente pe’falle “imbarcare” e si battéa le mani lì vicino in modo che lo spostamento d’aria le facesse garibardare.Se tu’ci riuscìi bene e l’eran tue,se ‘un si garibardàano tull’avéi perse e tu’dovéi anche fa’perdere le tu’traccie da’creditori!
Ni’ “soffìno”, invece di battere le mani,si soffiava e lo scopo rimaneva lo stesso.
“Letterina” consisteva ni’doppiare le iniziali di’giocatore della figurina precedente,ogni doppiaggio ti permettéa di pigliare “i’piatto”.
L’urtimo invece funzionava che si metteva la figu appogiaha ai’muro e la si lasciàa cascare pe’terra.Una pe’ciascuno e quando una andàa addosso a quell’attra,se la…”poppava”!
Attro che Iughiò,Pòchemònne,Dragombòlle,e que’cazzo di Gormiti.Lamincarde,carte,espansioni,mazzi base,i’dècche…’io maiale,maicchèllè questo troiaio!!!
Macché scherzi davvero!Vo’mettere comell’era a’nostri tempi,quando(diàne) e l’era un problema anche staccalle dalla cartina…’un ci si faceva neanche tagiare l’unghie perché sennò ‘un ci si riusciva più.
Eppoi l’ansia e la spasmodica ricerca dell’ “urtima”,che pe’orgoglio ‘un tunn’andavi a richiedila alla Panini,anche perché da te ‘un ti riusciva fallo e la tu’nonna t’avrebbe mandato a pigliallo ni’cculo.Quanto tu’la sognavi,quanti mazzi di quell’attri tu “succhiellavi” nella speranza di troàlla.
Ed eccola spuntare…finalmente!!!
Finito!Completato!’Un sono staho i’primo,ma quasi…
Eppoi succede che t’hai aspettaho tanto di troàlla,tull’hai troàta,tull’hai trattata e t’hai strappaho i’diritto d’aélla promettendo anche la tu’merenda a scuola pe’un mese.
…E magari tu’ll’hai anche…PERSA!!!
Come l’è successo a me con qui’figlio di puttana di Martiradonna,che vorrei sapere ‘ndo cazzo l’è andaho a finire e con quell’arbum di merda con qui’ numero scoperto.
Dalla rabbia ‘un la richiesi nemmeno,ero di già concentraho su quello dell’anno dopo…eddìe no!!!
Le “figu”l’eran le “figu”…vero TESTA?

lunedì 17 marzo 2008

Noi quelli della Mecap…pe generèscion:ragazzi a “modino” con sani principi!

ESSERE DELLA MECAP GENERESCION 'UN VOR DIRE ESSERE VECCHI...VOR'DIRE ESSERE VINTAGE!

(se tròo una foto...)

L’è vero che siamo una squadra di giocatori un po’ attempati ,ma fra noi c’è anche quarche “pischiello”(sempre che ‘un s’offenda…)che,ascortando le cazzate che ci si racconta sotto la doccia,a vòrte rimane a bocca aperta e occhi sgranahi come i’pesce dell’acquario.
L’urtima vòrta l’è successo quando,dalla bocca di quarcheduno di noi l’è uscita fòri la parola:”MECAP”.

“Cazzo…’un me le rihordavo più…le mitiche Mecap…pe!Nooo!Sieeeeee,ma che scherzi davvero!!!Le Mecap…pe!Come ‘un tu’sai icché sono…’un c’è verso,’unn’è possibile!”

Ell’è in questi frangenti che vien fòri tutta la nostra…quarantina d’anni,mica si ‘ede in campo dove co’lla gran classe che ci contraddistingue si colma i’gap…pe d’età.Sono questi riferimenti,inevitabilmente “storici”,che ci “fregano”…dihane!
Comunque visto che ci sian tirahi la zappa su’piedi da soli,cerchiamo aimmeno di spiegagnene a questi pischielli,icché sono e icché hanno rappresentato pe’noi le Mecap…pe.
Le Mecap…pe,le sono…anzi l’erano scarpe da…”ginnastica”ni’vvero senso della parola,perché anche fare du’passi con quell’armature a’piedi l’era come fare bòdi
bildingh,c’è chi giura che alla “Bòdi Gìm”l’avessero attaccate ai bilancieri pe’fare la “panca”.
‘Un si sà se le son nate come scarpe o se se l’è stata una trovàha pe’cercare di smaltire un esubero di produzione di gomma bianca.
’Un sarebbe stata nemmeno brutta come scarpa,se l’avessero fatta senza sòla,i’sopra l’era di camoscio celeste(che in punta si scoloriva a forza di “zappahe”),con la classica banda di finta pelle bianca che ‘un si sa dicché l’era l’imitazione,i lacci bianchi e i buchi pe’lacci rifinihi co’gl’anelli metallici bianchi.E fin qui le potéan fare invidia tranquillamente alle più glèmur Superga(primo modello…non quelle d’ora),o alle diffusissime Canguro(quelle di’Merlini e dell’Olmi…),ma l’elemento che n’ha fatto un cult l’è indubbiamente la sòla!

Quando si dice che pe’noi hanno rappresentato un pezzo d’infanzia,’un s’esagera,anzi si dovrebbe dire un pezzo d’esistenza perché ‘un c’era verso di finille…te le compravano due o tre numeri sopra tanto di sihùro quando ‘un ti stavano più,la sòla ancora ‘un tull’avéi finiha.C’hanno proàto in tutti i modi a consumalle:andando in bicicletta e frenando co’piedi,camminando senza mai arzare i piedi,andando in due su’i’ ”ciaino” e quello dietro(co’le Mecap)a sedere su’i portapacchi e i piedi a strusciare sull’asfarto.Le son stahe l’uniche scarpe che dai’carzolaio ‘unc’andaàno pe’rifare la sòla,ma pe’molalla sennò quelli più arti ‘
un passaàano da sotto le porte!
L’erano usate dalle più famose scuole carcio,quelle dove fin da piccino ti insegnavano a giohare palla a terra,perché co’le Mecap ai piedi ‘un c’era verso di corpire la parte inferiore di’pallone…co’i’cazzo che tu’ll’arzavi!!!
L’era la scarpa che risorveva i’bilancio familiare in una casa dove c’era più d’un figliòlo,se ai’primogenito tu gli compravi le Mecap,i’secondo l’avéa preso in culo pe’una vita!Una leggenda metropolitana dice che questa scarpa c’abbia un primato:in una famiglia di Bellariva questa scarpa l’è passata da quattro paia di piedi differenti(quelli di’Depi,di’Depa,di’Dema e di’Deca),tant’è che l’urtimo camminava a occhi chiusi,tanto ai giardini di Bellariva ce lo portavano le Mecap!

Famosissimo lo spot pubblicitario dove le faceàno carzare ai sette nani e Biancaneve pe’fagli una pompino dovéa salire in piedi su uno sgabello!
Ora le ‘un le fanno più,e quelle chell’erano rimaste a’giro l’hanno dovute eliminare con speciali processi di smartimento pe’non inquinare l’ambiente,ma sembra che i ghiacciai si stiano sciogliendo pe’corpa delle Mecap!
Comunque pe’que’pischielli che ‘unn’hanno aùto la fortuna di vedelle mai dai’vivo,si possono leàre la voglia andando a vedere l’urtimo paio esistente ai’museo delle macchine…da tortura!!!